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100% Elettronica

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Ciao a tutti e Benvenuti nel mio nuovo Sito tutto dedicato alla Musica Elettronica.

Qua sotto troverete un breve riassunto sulla"Storia della Musica Elettronica".

1 Introduzione

Di fronte alla quasi scomparsa della musica elettronica dalle classifiche mainstream del nostro paese e, caso ancor piu’ grave, dinanzi a fenomeni che rasentano la rimozione collettiva, appare quanto mai opportuno ripercorrere la storia della musica elettronica intesa in senso moderno, attraverso una prospettiva organica in grado di ricondurre ad unita’ i suoi principali sottogeneri: techno, dance, trance, house.

Un’espressione sonora che, dalla seminale fase di fine anni ‘80, raggiunge la maturita’ artistica e la definitiva consacrazione negli anni ’90, per approdare alla complessa realta’ produttiva attuale.

Un primo augurio e’ che l’odierna anomalia italiana termini e che, attraverso il rientro in un contesto musicale europeo, l’elettronica, autoctona o estera che sia, torni a riaffacciarsi nel nostro mercato discografico generalista.

L’altra speranza, ancor piu’ sentita, e’ che l’Italia, memore di numerosi successi di livello internazionale, possa ritrovare quel ruolo da protagonista sulla scena della musica di sintesi che latita da tanto, troppo tempo. 
 

2 Ricordi di musica elettronica

Uno sguardo al passato, ai tempi di Mtv Europe, quando le varie produzioni localizzate non esistevano o quasi e dall'Italia arrivavano al massimo i saluti filmati "Ciao from Milan" da parte dei futuri vj di prima generazione.

Mtv Europe mostrava il meglio da ogni paese: gli approfondimenti rock dell’inglese Paul King, le news musicali dagli Stati Uniti, i collegamenti con le discoteche olandesi condotti da Simone Angel.

Una rete dedicata ad un pubblico molto trasversale - anche anagraficamente - che sapeva alternare classici del passato e meteore destinate ad essere dimenticate dopo una canzone.

Svettava nel palinsesto la musica elettronica, intesa come evoluzione moderna di diverse suggestioni: l'acid house e l'elettropop inglese e americana, le prime avanguardie che scioccarono la classica, la pionieristica elettronica francese, i ritmi industriali dei tedeschi Kraftwerk. Senza dimenticare l'Italia, da Moroder a quella tradizione melodica che, grazie alla disco anni ottanta, aveva trovato nuova linfa.

Il risultato fu notevole, innovative espressioni sonore si diffusero anche in virtu' dell'opera di Mtv. Si pote' cosi' assistere, agli inizi degli anni novanta, ad una vera esplosione del genere elettronico e delle sue molteplici sfaccettature, riferibili pero' ad un unicum e non ancora separate da rigorose nomenclature o insensati muri di preconcetti.

La programmazione della musica di sintesi aveva un ruolo preponderante su Mtv Europe, circa una canzone su tre, talvolta addirittura una su due nelle fasce di massimo ascolto.    

Era normale nelle ore di piena audience ascoltare quelli che sarebbero diventati dei veri e propri classici, dalla techno piu' ortodossa di Westbam ("Celebration Generation") o della "regina dell'elettronica" Marusha ("Raveland") a quella piu’ spensierata e dal sapore happy hardcore dei festaioli Scooter ("Friends").

La musica dance (ma allora si preferiva ancora usare il termine techno o house) faceva la parte del leone grazie a melodie orecchiabili su basi ritmiche solide e, all'epoca, dalle potenzialita' inesplorate. La sfida tra i principali produttori era cominciata. Il Belgio schierava prima Technotronic ("Pump Up The Jam") e poi 2 Unlimited (belga/olandesi, "Get Ready For This").

La Germania rispondeva con Snap ("Rhythm Is A Dancer"), Captain Hollywood ("More and More"), Mc Sar & The Real McCoy ("Another Night").

L'Olanda non era da meno, inizialmente grazie a Twenty for Seven ("I Can't Stand It") e, successivamente, in virtu’ di 2 Brothers on the Fourth Floor ("Dreams (Will Come Alive)").

In Svizzera saliva alla ribalta Dj Bobo ("Somebody Dance With Me"). L'Inghilterra presentava Rozalla ("Everybody's Free") e The Shamen ("Ebeneezer Goode").

Tuttavia rimaneva la house il genere prevalente nel mondo anglosassone. Si badi la house intesa in senso stretto, quella che, a differenza di tante produzioni attuali, andava orgogliosa delle proprie radici elettroniche: si pensi al primo Moby ("Everytime You Touch Me"), a Robin S ("Show Me Love"), a Crystal Waters ("100% Pure Love").

Ultima ma non ultima ed infatti grande protagonista insieme a Germania ed Olanda, l'Italia. La tradizione melodica e l'uso innovativo dell'elettronica produssero hit che varcarono i confini nazionali e riscossero enorme successo anche all'estero. Gli indimenticabili progetti di Gianfranco Bortolotti (49ers "Touch Me" e Cappella "U Got 2 Let The Music"). Ed altrettanto immortali le produzioni di Roberto Zanetti (meglio noto come Savage), ossia Ice Mc ("Think About The Way") e Corona ("The Rhythm Of The Night").

Artisti italiani, oggi di fama internazionale, muovevano i primi passi, anche se le produzioni erano molto diverse da quelle attuali. Si ricordi il Molella spensierato di "Confusion". E si pensi a quanto furono ben recepite le istanze trance provenienti dall'estero ed ibridate con il gusto nostrano per la melodia. I risultati furono di straordinaria qualita' tecnica: l'anticipatore Mauro Tannino, tra i massimi esponenti della scena del centro Italia, che purtroppo non fece in tempo a godersi pienamente gli allori conseguiti ("Celestia"),  Gigi D'Agostino ("Gigi's Violin"), Mauro Picotto ("Ocean Whispers"), Datura ("Devotion"), Zhi-Vago ("Celebrate The Love"), Digital Boy ("The Mountain Of King").

Gia', la trance, fin dagli inizi l'alternativa melodica rispetto alla techno ma piu' complessa a livello tecnico rispetto alla dance. Un genere musicale dalla duplice natura e per questo destinato a generare tanti equivoci, di ordine concettuale e terminologico (basti pensare al successivo uso improprio della parola progressive).

Una prima incarnazione derivata dall'elettronica in senso stretto, dai forti legami con la ambient ma senza dimenticare la necessita' di una solida base ritmica ( Future Sound of London "Papua New Guinea", Aphex Twin "On", The Orb "Blue Room").

Ed un'altra tipologia di trance, dai ritmi piu' veloci pero' mai eccessivi, dalle melodie piu' facilmente memorizzabili ma non per questo piu' banali o semplicistiche rispetto al primo tipo di sonorita’ (che talvolta indugiavano in un certo autocompiacimento). Esempi del secondo tipo di trance erano rappresentati da Age of Love ("Age Of Love"), Energy 52 (periodicamente remixata, "Cafe' Del Mar"), da Atlantic Ocean ("Waterfall"), dal duo formato da Jam El Mar e dal compianto Mark Spoon ("Stella"), dal precursore e altro grande maestro dell'elettronica in senso ampio Sven Väth ("La Esperanza").       

Nell'alveo dell'elettronica non erano ancora state innalzate quelle sterili barriere specialistiche che tanti danni avrebbero prodotto in seguito. Quindi, nella prima meta' degli anni novanta, era scontato per gli artisti spaziare su diversi generi ed era la norma, per l'appassionato, ascoltare tutti i tipi di musica di sintesi.

Come per la techno, la dance e la house, anche la trance aveva saputo ritagliarsi i propri spazi nei palinsesti generalisti. E non era solo il genere vocale, quello piu' immediato, a spopolare (Dance 2 Trance "Power Of American Natives", Jam & Spoon "Find Me") ma anche le produzioni di goa trance, le piu' complesse tecnicamente della famiglia trance, erano presenti ad orari di massimo ascolto (Prodigy "One Love").

Dopo le sperimentazioni della prima meta' degli anni novanta l'elettronica moderna aveva raggiunto la maturita' artistica: tuttavia con essa era cominciato il deleterio fenomeno della compartimentazione. Ogni produttore sceglieva un genere e si specializzava solo in quello, talvolta estremizzandone le caratteristiche di base per farsi notare in un mercato sempre piu' affollato. Il genere di appartenenza era diventato una gabbia.

Le divisioni sorsero anche tra gli stessi appassionati, che cominciarono ad acquistare o ad ascoltare solo un certo tipo di elettronica, rifiutando, molto di frequente per partito preso, gli altri generi. Le nomenclature, utile strumento per classificare e ricordare tracce spesso strumentali e prive di ritornelli, divennero sempre piu' particolareggiate: gli ascoltatori si esaurivano in discussioni tanto accese quanto inutili sull'appartenenza di una canzone a sotto-sottogeneri talmente specialistici da rasentare il ridicolo.

Il ghetto in cui l'elettronica si rinchiuse fini' per riflettersi anche sulla sua diffusione presso il pubblico. Dalla techno alla dance, la musica di sintesi comincio' a scomparire dai palinsesti radiotelevisivi, con ovvie ripercussioni negative sulle vendite e relative assenze dalle chart generaliste.

Comunque il calo dei costi dei sintetizzatori e l'aumento di potenza dei computer diedero un forte impulso alla ricerca di sonorita' sempre piu' raffinate e tessiture ritmiche piu' complesse (Bbe "Seven Days And One Week", Ayla "Ayla", Binary Finary "1998", Ferry Corsten con il progetto Veracocha "Carte Blanche").

La goa trance, il sottogenere psichedelico, si diffuse a livello internazionale grazie alle vette qualitative raggiunte dalla strepitosa scena israeliana (Astral Projection "Mahadeva", "People Can Fly").

Tuttavia, a fronte di una tecnologia che permetteva suoni sempre piu' ricercati, si cominciarono ad avvertire i segni di una certa crisi creativa, particolarmente nell'ambito della dance. In campo techno inoltre, all'estremizzazione delle linee di basso (nell'hard techno), molti produttori risposero con la riscoperta di sonorita' essenziali (techno minimale).

La trance pero’ non cedeva e l'Italia lo dimostro' pienamente attraverso Roberto Concina, alias Robert Miles, che riusci' a vendere in tutto il mondo - nel disinteresse della stampa nazionale - milioni di copie di "Children".

Comunque, sarebbero poi stati i dj/produttori tedeschi a prevalere nel panorama elettronico. Paul Van Dyk in primo luogo ("Another Way"), dopo le collaborazioni con Harald Blüchel (Cosmic Baby) nelle produzioni di Visions of Shiva. Ed anche Andre'  Tanneberger (come Atb "9 PM (Till I Come)" o successivamente inserito nel "supergruppo" Trance All Stars), dopo aver accantonato il progetto Sequential One.

La trasversalita' della trance fu colta al volo dall'abile Madonna, che si rivolse a Paul Oakenfold per rivitalizzare una canzone del suo album e crearne un singolo di forte impatto ("What It Feels Like For A Girl").

Non era pero' sufficiente. La musica elettronica era sempre meno presente, radio e televisioni musicali la relegavano in programmi dedicati, di breve durata e spesso mandati a giorni od orari impossibili.

L'Italia si chiuse a riccio. I fasti anche recenti - ignorati ancora dalla stampa generalista - dei milioni di dischi venduti in tutto il globo da Eiffel 65 con "Blue" sembravano lontanissimi. Non riuscendo piu' a competere in modo massiccio a livello internazionale, si cerco' di salvare il salvabile attraverso il protezionismo, con l'obiettivo di difendere determinati interessi particolaristici. L'elettronica proveniente dall'estero fu praticamente espunta dal mercato e gli appassionati meno esperti non riuscirono piu' ad ascoltare, se non a costo di forti difficolta', canzoni che riscuotevano grande successo nei mercati stranieri (su tutte Delerium "Silence").

Si ponevano cosi' le premesse per l'odierna situazione della scena elettronica. I suoni techno vennero ritenuti eccessivi ed approdarono ad un mercato residuale. Non fu un caso che la Love Parade, perso il suo significato originario a favore del marketing, venne sospesa negli anni 2004 e 2005.

La dance era incapace di rinnovarsi e si diffuse la moda delle cover. Tuttavia, se negli anni novanta un remix elettronico assumeva una sua valenza autonoma rispetto all'originale ( Co.Ro featuring Taleesa "Because The Night", Chicane "Saltwater"), negli anni post duemila numerose cover evidenziavano una poverta' tecnica sconcertante. Le sonorita' etniche sembrarono l'uovo di Colombo per supplire alla scarsita' di idee. Ma se in passato i campionamenti rappresentavano solo uno spunto per valide produzioni (Goodmen "Give It Up"), nel ventunesimo secolo le suggestioni world non potevano certo porre rimedio alla banalita' di determinate tracce dalle grandi ambizioni.

Intanto la trance continuava il suo cammino e le etichette olandesi cominciarono ad imporsi su quelle tedesche. Era l'inizio dell'era attuale, la definitiva consacrazione di produttori quali Ferry Corsten, Tiësto, Armin Van Buuren. L'Italia comunque rimase all'oscuro o quasi di quanto avveniva nel resto d'Europa. Inoltre, nomi storici come Gigi D'Agostino, Mauro Picotto, Mario Piu', producevano con il chiaro obiettivo di vendere all'estero piu' che sul suolo nazionale. E talenti come Andrea Ribeca e Giuseppe Ottaviani (alias Nu Nrg), sarebbero stati costretti ad emigrare in Germania, presso l'etichetta di Paul Van Dyk, per trovare il meritato successo internazionale.   

Comincio' a farsi largo l'idea che non solo la techno ma anche la dance fosse inadatta a quei locali che aspiravano ad effimeri status modaioli. Ed anche la trance rimase coinvolta in questo nefasto processo.

In questa complessa situazione di crisi, l'industria discografica inglese ed americana fece sentire tutto il proprio peso e cosi' torno' in auge il genere elettronico anglosassone per ecellenza, la house.

Una house differente pero' da quella del passato, che quasi sembrava voler rinnegare le proprie origini elettroniche. Con poche eccezioni, una sorta di minestrone volutamente privo di personalita', con il fine strumentale di accontentare tutti, senza soddisfare nessuno. La house declinata in questa accezione e destinata ad essere largamente prodotta anche nell’Europa continentale, si impose sulle radio e sulle televisioni musicali. Era il sottofondo dei locali in cui non si ballava. E per le discoteche? Anch'esse cedettero alle stesse sonorita' che anelavano ad accontentare un pubblico quanto piu' vasto possibile. Al limite si aggiungeva una spruzzata di bassi, come nel caso di molte, troppe produzioni che usavano impropriamente (ed indegnamente) il termine elettro.

La dance, nonostante la sua natura di genere elettronico mainstream, non riusci' a controbattere alla avanzata inesorabile della pop-house, arrivo' anzi a scimmiottare se stessa, attraverso pessimi remix di quelle tracce elettroniche che tanti trionfi avevano mietuto negli anni novanta.

La trance sembrava essere l'unico genere alternativo alla house con una certa popolarita’. Non in Italia pero', dove il protezionismo rendeva poco conosciuta anche la musica dei dj piu' famosi come Tiësto. Ed intanto la trance sul suolo nazionale veniva confinata in pochissimi programmi radiofonici e nell'ambito di eventi specialistici quali il Trance Gate ed il Sonica.

Attualmente lo strapotere della house e' palese. Come in un metaforico passaggio di consegne, Madonna si e' rivolta ai dj house spagnoli Chus & Ceballos per il remix principale della sua hit "Hung up". E la situazione e' aggravata dalla politica delle grandi case discografiche generaliste. Infatti, per continuare a pubblicizzare e vendere le canzoni pop del momento, non si esita a produrne versioni "house" - ci sono davvero i requisiti minimi per poter usare questo termine? - spesso scadentissime, che pero' vanno ad occupare gli spazi gia' esigui dei rari programmi dedicati alla musica di sintesi.

E' dunque tutto perduto per la musica elettronica? E cosa fare in Italia per risollevarne la dignita' artistica e le sorti commerciali? Come e' possibile che, nell'indifferenza generale, si sia elogiata da piu' parti l'originalita' della stralunata Momo e della sua "Fondanela", senza accennare all'evidente ispirazione della canzone da "Living in your head" dei Soundlovers, uno dei numerosi progetti dance di Molella?

In realta' molto puo' essere fatto per far conoscere quell'elettronica di qualita' che continua ad essere prodotta, techno, dance, trance o house che sia.

Si pensi, ad esempio, alla lungimiranza del mercato spagnolo. In omaggio alla tradizione della Ruta Destroy valenciana (peraltro celebrata anche dalla storica canzone degli italiani Steam System "Barraca Destroy"), vero rinnovamento non solo musicale ma culturale seguito agli anni bui della dittatura franchista, la Spagna ha saputo valorizzare sia la produzione autoctona che quella estera, permettendo una grande diffusione e conseguente facilita' di accesso alla musica elettronica. I benefici dal punto di vista non solo commerciale ma anche artistico non hanno tardato ad arrivare. Non un caso, pertanto, il perpetuarsi della memoria dell'elettronica attraverso l'intensa opera di ristampa su vinile di tracce - anche italiane! - diventate negli anni dei classici introvabili.

Anche nel resto d'Europa comunque, non si perde l'occasione di dare il giusto risalto - con importanti volumi di vendita annessi – ai nuovi protagonisti della trance come Menno de Jong, Above & Beyond, Jonas Steur, Kyau & Albert, Carl B, Smith & Pledger.

In una societa' dell'immagine come quella attuale un ruolo fondamentale di informazione e cultura musicale tout court e' svolto dalle reti televisive, specializzate e non. E la mente dell'appassionato non puo' non correre alla cerimonia di apertura in mondovisione dei giochi olimpici del 2004: uno splendido messaggio di fratellanza tra i popoli suggellato dalle melodie trance di Tiësto.

Alla luce della rilevanza del mezzo televisivo, si puo' dunque comprendere quanto potenzialmente le reti musicali ed i loro alti budget possano fare per la diffusione della musica elettronica presso il pubblico dei grandi numeri. Il palinsesto televisivo (e a cascata radiofonico) straniero ne e' un fulgido esempio e la riprova materiale e' costituita da quanto e' ricevibile gratuitamente via satellite. I risultati non si fanno attendere e l'elettronica ricompare infatti nelle chart di vendita generaliste.

Ricordando gli antichi palinsesti di Mtv Europe, i trascorsi internazionali da protagonista della scena italiana e sulla base di quanto attualmente avviene nei mercati discografici stranieri, chi scrive non puo' che augurarsi che anche nel nostro paese l'elettronica ritorni ad essere trasmessa in ambito mainstream e quindi conosciuta, apprezzata, messa in vendita ed infine acquistata da un pubblico quanto piu' ampio possibile.

Perche' e' proprio tra quei giovani che oggi possono ascoltare musica elettronica che sbocceranno i Westbam ed i Paul Van Dyk del domani. 
 
 

3 Bibliografia

Ai fini della stesura di questo scritto e’ stato di valido ausilio il database Discogs. Siti maggiormente specializzati sulle biografie degli artisti del panorama elettronico sono Global Trance & Dance e Dance Artist Info.

Per non dimenticare quanto questo genere fosse diffuso nelle classifiche di vendita generaliste e’ sufficiente consultare gli archivi della European Top 20 del massimo divulgatore di musica mainstream, ossia Mtv. Fortemente significativi, inoltre, i grafici presentati dalla Eurodance Encyclopaedia sul numero di singoli ed album rilasciati per anno e, soprattutto, sui  paesi produttori di musica dance: da notare il primo posto dell’Italia.

Sul versante cartaceo, sono stati pubblicati nel nostro paese diversi libri sulla storia della musica elettronica. Tra i migliori c’e’ “Generation ectasy: into the world of techno and rave culture” di Simon Reynolds, edito da Arcana nel 2000.

Fingendo di sorvolare sulla traduzione in italiano del titolo – “Generazione ballo/sballo” – ed evitando di farsi abbagliare dalla copertina gialla a scritte fucsia, il volume e’ in realta’ un ponderoso saggio, ben scritto e prodigo sia di dati specifici che di interessanti aneddoti. Il principale punto debole dell’opera e’ tuttavia rappresentato dal fatto che, per mantenere un filo conduttore nell’analisi storica dei vari sottogeneri, l’autore inglese ricorre ad un discutibile parallelismo tra evoluzione musicale e cambiamenti nel consumo di sostanze psicotrope, andando cosi’ a rialimentare certi stereotipi negativi fin troppo diffusi. 

Nell’alveo dei periodici di critica musicale, l’Italia non ha, ne’ ha mai avuto, una rivista che si occupasse in via esclusiva di elettronica. Attualmente dunque, l’appassionato e’ costretto a ricorrere al mercato straniero, ad esempio a quello inglese, che presenta riviste quali Mixmag e Dj Magazine. A parte una comprensibile prospettiva nazionale che talvolta tende ad influenzare determinate opinioni, lasciano molto perplessi certe classifiche sui presunti “top” dj, che con gli anni hanno finito per assumere una rilevanza eccessiva, sia presso gli ascoltatori, sia nello stesso ambito professionale. Oltre a (verificatesi) problematiche di regolarita’ nelle votazioni del pubblico, il rischio maggiore e’ costituito dalle incredibili - eppur concretissime - ricadute commerciali che questa tipologia di classifiche implica.

Pertanto, sulla base di quanto esposto, si evince che la fonte primaria della musica elettronica, come per qualunque altro genere, non possa che essere la musica stessa.

E’ il gusto personale, purche’ scevro da preconcetti e visioni limitate quando non strumentalmente imposte, ad esercitare necessariamente la funzione di giudice ultimo nelle scelte dell’ascoltatore.

Un concetto che, specialmente considerando certe storture tipiche dell’odierno mercato discografico, non va mai dimenticato.     



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